Perché sono aumentate le Live in quarantena?

Live

In questi giorni stiamo entrando nella fase 2 in Italia e mi stavo domandando di un fenomeno sociale di cui ci siamo accorti davvero tutti.

In quarantena tutti i creativi (chi più creativo e chi molto meno) si sono sentiti in dovere di fare o dire qualcosa riguardo il corona virus o la propria professione.

 

Chi si è messo a suggerire sul come superare la pandemia, pur non essendo nè medico nè scienziato né un economista, chi sul come comportarsi con gli altri, mille live sulle materie più disparate e a volte molte più del necessario.

 

Chi lo faceva già per lavoro ha continuato per la sua strada, chi ad esempio già conduceva interviste o un podcast ha mantenuto la sua abituale pubblicazione, ma chi non lo aveva mai fatto prima è esploso con un milione di contenuti.

 

Sembrava che tutti fossimo in obbligo di dire la nostra, mi ci metto dentro anche io che nel mio piccolo ho sentito la frenesia di postare dei contenuti.

 

Tant’è che le piattaforme di live streaming come zoom sono cresciute addirittura in borsa e non solo per le chiamate ai parenti a mio avviso.

 

Molti professionisti che conosco nel mio settore (fotografia, marketing e copywriting) hanno iniziato ad intervistare persone inerenti o meno al loro lavoro, cosa che non avevano mai fatto prima e secondo me alcuni/e non hanno aggiunto niente di importante alla loro audience di riferimento.

 

Sono convinto che non ci sia nulla di male nel farlo e in alcuni casi sono anche contenuti interessanti ovviamente.

 

La mia domanda riguarda dunque il fenomeno sociale di massa che è nato dall’inizio della quarantena e che sta lentamente scemando con l’inizio della fase due, ovvero tutti abbiamo iniziato a fare live, video ecc.

 

Perché si sono tutti improvvisati content creator / giornalisti?

 

A mio avviso non può essere solo perché non avessimo niente da fare, ho percepito proprio l’esigenza delle persone di dover parlare di sé, della propria azienda e dei propri consigli, una sorta di fretta nel farlo insomma.

 

Mi sono fatto questa domanda e avevo qualche risposta in mente, ero curioso però di sapere come ne pensassero anche chi del web ne capisce anche più di me.

 

Vi lascio dunque alle considerazioni di esperti in diversi ambiti e infine vi darò anche la mia opinione.

Giulio Gaudiano

Giulio Gaudiano

Ceo & Founder di Youmediaweb e conduttore del podcast Strategia Digitale

Io penso che lo sconvolgimento della routine, l’impossibilità di uscire di casa e l’aumento della dieta mediatica (più tempo da passare davanti allo schermo dello smartphone e del computer) abbia creato per molti l’occasione di emulare il meccanismo del quale sono stati finora solamente destinatari.

 

Vedo che gli altri fanno le LIVE + Lo posso fare perché ho le 2 cose che servono (Tecnologia e Tempo) = Faccio anche io le live

 

In questo modo la frustrazione generata dalla rottura delle abitudini e dall’immobilità del business, è stata esorcizzata attraverso la sperimentazione e la creatività.

 

Passato il periodo sopravviveranno solo coloro per i quali questo tempo è stata la goccia che fa traboccare il vaso, mentre la maggior parte delle persone torneranno alla vita da spettatori passivi, buttando al vento l’occasione di diventare protagonisti.

Leandro Biasco

Leandro Biasco

Wedding Photographer

Tutte le persone hanno la consuetudine a rimanere in un circuito sociale, l’abitudine di vedersi tutti i giorni con le persone e ad avere relazioni.

 

Questo spiazzamento generale della propria vita ha creato il desiderio di voler comunicare.

 

La voglia di comunicare c’è sempre stata ma la necessità di farlo a distanza “ringalluzzisce” anche i più timidi che si lanciano in questo nuovo modo di esprimersi attraverso il web, incentivati anche dal fatto di non poter uscire.

 

Ci sono poi diversi punti di vista, quello dei professionisti che parlano attraverso le dirette e il punto di vista invece delle altre persone che usano le dirette per divertirsi, ci sono due modi differenti per dimostrare la propria insofferenza in questa clausura.

 

Per i professionisti potrebbe essere la paura per il futuro e la voglia di anticipare gli eventi con un supporto che per i più è qualcosa di raggiungibile, sia per chi è addetto ai lavori ma visto anche da chi se ne intende meno come qualcosa che permette di mantenere le distanze e nel contempo creare delle relazioni sociali.

 

Fondamentalmente si basa tutto sulla relazione sociale. 

Sono tutte dinamiche che hanno origine nel desiderio represso di voler comunicare.

 

Non a caso questo periodo storico è segnato evidentemente da molti casi di depressione in gran parte causati dalla paura del futuro e dalla frenetica ricerca del modo di anticiparlo. 

Nello specifico, si cerca di sostituire ai contatti “reali” le dirette sui social network.

 

Inoltre, lo spirito di emulazione verso punti di riferimento attuali (vedi influencer) che all’apparenza hanno fatto sembrare il web ed i social network un territorio di facile conquista, ha mosso dinamiche socio culturali orientate ad arrivismo e ad illusori facili successi.

 

Per i creativi, caratterizzati dalla voglia di comunicare, i social network e le dirette rappresentano un canale alternativo mentre per i “creativi professionisti” come noi fotografi, questa voglia di comunicare si fonde inevitabilmente con la paura del domani. 

 

La mancanza di contatto fisico sia nella vita privata che sul lavoro, ha portato alla ricerca di soluzioni alternative, a palliativi rappresentati dal web, dai social e dalle ormai inflazionatissime dirette.

 

Guardando all’aspetto positivo: 

Nonostante la comunicazione attraverso questo nuovo canale è ancora in via di evoluzione, sarà la chiave per sbloccare  nuove dinamiche relazionali per loro natura più ampie e in alcuni casi ancora parzialmente bloccate

Intervista a Leandro Biasco

Vi lascio anche l’ultima intervista che ho fatto insieme a Leandro Biasco dove parlavamo proprio di questo argomento.

Daniele Di Mauro

Daniele Di Mauro

Conduttore di Podcast DDM Fotografia – Fake – Thundernerd - Fotocomplotti

Al di là delle persone avanti con l’età che si improvvisano nelle loro live con i loro “buongiornissimo” e non sanno bene cosa devono dire, nel campo dei professionisti in generale ci sta che in parecchi si siano un po’ spaventati.

 

Ci sono professionisti che lavorano bene ma non compaiono sui social e hanno detto “ok ora che non lavoro per un mese si dimenticheranno tutti di me e andranno tutti quanti da questi qua che sono molto attivi sui social o che hanno blog, siti e podcast”.

Forse in maniera un po’ impacciata hanno cercato di correre ai ripari, poi c’è chi è riuscito a farlo bene e chi non è stato in grado di farlo altrettanto bene.

 

Alcuni professionisti molto affermati che non erano molto attivi che in questo periodo hanno accettato più interviste di quelle che accettano normalmente e dunque la loro presenza è aumentata, anche questo è stato un modo intelligente per farsi vedere.

 

Ci sono fotografi di quartiere che lavorano benissimo con i matrimoni nella loro zona con il passaparola e che di punto in bianco sono spariti per la chiusura dovuta al lockdown, oltre tutto non avendo nessuna presenza online, capisco che possa prendere il panico ed inizino a farsi vedere con qualsiasi cosa, anche mentre si cucina il pane.

 

Marco Zammarchi

Marco Zammarchi

Wedding photographer – CEO LUMA - Formatore

Questo è un fenomeno complesso che secondo me include:

  • Utilizzo di un canale di comunicazione (internet) su cui tutti abbiamo dimestichezza oggi (vedi Conte)

  • Desiderio di continuare a comunicare con gli altri

  • Emulazione degli Influencer che sono i sostituti dei divi televisivi

Necessità di business, per non far morire la propria azienda molti hanno iniziato a comunicare sui loro canali, senza necessariamente parlare di coronavirus

Gabriele Prevato

Gabriele Prevato

Founder WebFacile - Formatore

Penso che non ci sia nulla di strano.

Come premessa posso dirti che tutti come esseri umani amiamo dare la nostra opinione, soprattutto su fatti rilevanti che influenzano le nostre vite.

 

Già normalmente, anche senza pandemia, le persone si esprimono su temi che li coinvolgono a livello sociale, politico o quant’altro.

 

Da questo punto di vista una persona che è rinchiusa in casa non potendo uscire non può esprimere le proprie opinioni e dunque riversa questa necessità sul web e sui social.

 

Per quanto riguarda i professionisti è lo stesso concetto, personalmente non avevo mai fatto interviste ma in questo periodo ho cominciato a farle perché essendo a casa volevo fare qualcosa per non sentirmi inattivo.

 

Sia per ravvivare la propria giornata, sia per far sentire la propria voce, non potendola far sentire di persona la facciamo sentire attraverso il web.

 

Dopo di che c’è l’effetto “emulazione”, fenomeno che non succede solo durante le pandemie, nel momento in cui una persona vede che tutti fanno una serie di cose, si sente quasi in dovere di doverla fare anch’essa.

 

Dopotutto siamo tutti dei “Pecoroni” che si conformano più o meno consapevolmente a quello che vediamo.

 

La scimmia vede, la scimmia fa”

 

Lo trovo abbastanza normale e comprensibile.

Conclusione

Insomma tutti i pareri riconducono al pensiero che la comunicazione è alla base del genere umano e questo ha spinto tutti a muoversi verso l’unico modo per interagire con gli altri, ovvero le live o i video.

 

Secondo me è vero ma non è tutto qui, la sensazione di “fretta” che ho provato a mio avviso è riconducibile più alla paura di rimanere indietro piuttosto che alla voglia di comunicare.

Al di là del di tutte le motivazioni trovo comunque positivo l’aumento delle interazioni delle persone attraverso il web, anche se attualmente questo cambio di rotta ci ha trovati impreparati e dunque i risultati non sono sempre eccelsi.

La mia speranza è che al termine del lockdown è che non spariscano tutti i professionisti che si sono affacciati a questa realtà, sarebbe stata una perdita di tempo e di risorse inutile.

 

Ti è piaciuto questo argomento?

Sarebbe davvero prezioso se tu lasciassi un commento per capire se hai apprezzato l’articolo o se hai qualche domanda in merito!

 

P.S.: Sei un fotografo?

Nel 2020 ho creato una community segreta nella quale ci scambiamo ogni giorno idee sui contenuti e approfondiamo argomenti di Marketing per fotografi. Stiamo approvando nuovi membri!

 

Scopri anche tu le nostre strategie. Il gruppo è 100% gratuito. Fai click qui per iscriverti!

Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
A cosa serve un blog?

Scarica la guida gratuita:
A cosa serve un blog?

In molti mi chiedono il perché un fotografo dovrebbe aprire un blog e quali benefici potrebbe ricavarne.

In questa guida gratuita descrivo tutti i motivi per cui sei già in ritardo e avresti già dovuto aprirne uno!

Prima di tutto?

Trovare clienti…Serve dire altro?

Scarica la guida su come un fotografo può trovare clienti con un blog.

Iscriviti alla News Letter

I Miei Social